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| In un giorno del lontano 1200 un vecchio maestro vetraio stava collaudando dei dischi di vetro di forma un po' rigonfia, destinati, come si usava allora, a esser legati in piombo, per fare le vetrate alle finestre. Nei giorni precedenti egli ne aveva forniti già di tali vetri, e parecchi signori ne avevano ornati i loro | ||
| bei palazzi, ma poi qualcuno si era lamentato. O fossero le voci che dicevano mirabilia di certi vetri di Boemia, o fossero reali difetti contenuti nel prodotto del nostro vetraio, qualche lamentela si era sollevata. E lui studiava come accertarsi della cosa... | ||
| dovevano servire per delle finestre e perciò si mise come uno che guarda di dietro una finestra nel panorama esterno. E cominciò a guardare: ed effettivamente ci vedeva male; non distingueva per niente i particolari della scrittura | ||
| e dei disegni; provò e riprovò, anche avvicinandosi ai disegni, guardandoli da vicino attraverso qualcuno dei vetri e... oh meraviglia!... egli era come ringiovanito, e ci vedeva bene da vicino, con quei vetri davanti |